Antifragilità e sicurezza psicologica

Antifragilità e sicurezza psicologica:
le leve segrete delle PMI nell’era dei dazi?

La recente minaccia di dazi statunitensi ha acceso i riflettori su un tema cruciale: come costruire organizzazioni capaci di fiorire nelle crisi. La risposta sta nell’intreccio tra antifragilità delle imprese e la sicurezza psicologica, come dimostrano le ricerche svolte da CambiaParadigma.net sull’antifragilità delle piccole imprese milanesi e quelle sulla sicurezza psicologica nelle organizzazioni condotta con Laura Ricci di Doceat.

Negli ultimi anni, l’incertezza dei mercati ha rappresentato una sfida costante per le micro e piccole imprese italiane, accentuata da crisi globali come la pandemia, il conflitto in Ucraina e l’aumento dei costi energetici. Questi eventi hanno messo in evidenza sia la vulnerabilità strutturale sia la capacità di adattamento delle MPMI, che costituiscono il cuore del tessuto economico italiano. Ora l’incertezza tariffaria rischia di ridurre del 30% la capacità di investimento strategico delle imprese, di innescare meccanismi difensivi (come il taglio costi non selettivo) ma anche di limitare l’apertura cognitiva verso nuove partnership.

 

Le sfide principali per le MPMI italiane:

Le MPI sono particolarmente esposte agli shock economici a causa di alcuni fattori che si possono riassumere in alcuni punti: le dimensioni ridotte, che limitano la capacità di assorbire perdite e investire in innovazione; l’accesso al credito difficoltoso, con un aumento del costo del debito e una burocrazia complessa che rallenta i processi decisionali; la dipendenza da mercati specifici, come quello statunitense, dove l’introduzione di dazi o barriere commerciali compromette intere filiere produttive. Per questo, le ricadute di questa incertezza si manifestano su più livelli, come la riduzione dei margini operativi: infatti, molte imprese scelgono di non aumentare i prezzi per mantenere la competitività, comprimendo però i margini di profitto; oppure i ritardi nei pagamenti, che aggravano le difficoltà finanziarie delle imprese piccole e degli artigiani. Nonostante queste difficoltà, molte micro e piccole imprese italiane hanno dimostrato capacità di adattamento straordinarie.

Le strategie più efficaci includono la diversificazione dei mercati, che permette di ampliare la propria presenza geografica per ridurre la dipendenza da singoli mercati; la ridefinizione dei processi interni, per ottimizzare le risorse e investendo in tecnologie digitali per migliorare l’efficienza operativa. Ed anche, le collaborazioni strategiche, sviluppando partnership locali per condividere rischi e opportunità. Questo tipo di imprese possono trasformare l’incertezza in un’opportunità se supportate da politiche economiche mirate (come incentivi fiscali e semplificazione burocratica) ma aanche se adottano un approccio proattivo basato sull’innovazione, poggiandosi sulla loro antifragilità e un buon livello di sicurezza psicologica. Questi elementi, infatti, non solo rafforzano la resilienza aziendale ma contribuiscono a costruire organizzazioni capaci di prosperare anche nei contesti più instabili. Ma, perché proprio l’antifragilità e la sicurezza psicologica, vi chiederete?

L’antifragilità e sicurezza psicologica nelle piccole imprese

La recentissima ricerca svolta sulle piccole imprese artigiane associate di CNA Milano, ha evidenziato che vi sono tre pilastri dell’antifragilità per questo tipi di imprese, la ridefinizione proattiva dell’offerta (utilizzata dal 58% dei casi), l’ottimizzazione dei processi interni (72%) e gli investimenti. Parallelamente però la ricerca mette in evidenza che ha un suo peso quello che possiamo definire, genericamente, come stress organizzativo dell’imprenditore: l’ansia legata all’incertezza mina la capacità decisionale degli imprenditori, riducendo l’efficacia delle strategie di adattamento e rilancio. Dalla ricerca le imprese artigiane sono emerse come imprese resilienti e, in buon parte, anche anti-fragili, ossia capaci di uscire rafforzate nei momenti di crisi (dalla pandemia alla recessione) grazie alla capacità di guardare avanti e di avviare azioni gestionali (come ampliare l’offerta, ridefinire i processi interni e di impostare piani d’investimento) che hanno permesso di superare, con risultati economici più che positivi, le incertezze che si trovavano di fronte. L’antifragilità è la posizione in cui le imprese possono trovarsi per affrontare un futuro non prevedibile, superando la resilienza, che permette sì di resistere alle crisi ma non di cambiare, aspetto fondamentale per affrontare le successive crisi. Per questo essere antifragili è la chiave per guardare al futuro anche in questo momento storico. Allo stesso tempo, l’antifragilità non basta per le imprese composte anche da alcuni collaboratori, se chi ha la leadership non si occupa di mantenere o migliorare un buon livello di sicurezza psicologica interno.

Il modello CambiarParadigma – Doceat, indica che la sicurezza psicologica non è un “optional soft” ma un acceleratore neurocognitivo. Se all’interno dell’impresa artigiana si sperimentano la co-regolazione emotiva tra i membri (ossia la sincronizzazione degli stati affettivi), la fiducia psicosociale (ovvero la connessione oltre i ruoli formali e i livelli di fiducia primari) e un apprendimento “non difensivo” (usando l’errore come una risorsa), allora si può attivare l’innovazione vera e propria e superare quegli stati di ansia e di stress che l’incertezza attiva. La sicurezza psicologica attiva i circuiti cerebrali che potenziano la capacità innovativa legata alla corteccia prefrontale e quelli neurali che trasformano lo stress in energia proattiva. La sicurezza psicologica si co-costruisce e iniziare a farlo da ora permette di ridurre  che lo shock sia riassorbito velocemente, evita di far arrivare tardi sui mercati le soluzioni innovative ed elude la perdita collaboratori, intesa sia che come uscita dei dipendenti dall’azienda sia come perdita nei collaboratori della loro capacità di creazione.